Concluso Cavalcando il Futuro: bambini e maestre soddisfatti!

gruppoclasse - 1Con la fine dell’anno scolastico si è conclusa la prima edizione di Cavalcando il Futuro.

I bambini della scuola dell’infanzia e primaria di Cornaredo hanno continuato la loro esperienza a contatto con i pony facendo un giro in sella nel giardino della loro scuola.

Tutti hanno vissuto questo momento:da ogni piccolo cavaliere ai compagni che hanno partecipato coadiuvandolo nei facili esercizi in sella come il prendi e molla e il canestro, un momento di collaborazione e di condivisione tra tutti i bambini.

E dopo questa splendida avventura e tutte queste emozioni l’ultimo incontro in classe ha permesso di riunire – attraverso la visione delle foto scattate durante gli incontri precedenti – ricordi e sentimenti, nuove cognizioni e momenti significativi vissuti insieme, sedimentando nei bambini l’intera esperienza.

Questa videopresentazione di Cavalcando il Futuro edizione 2016 illustra in maniera semplice e fruibile l’intero percorso

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Già durante gli incontri ci sono stati ottimi feedback sia leggibili nel comportamento dei bambini che nelle reazioni delle maestre. Queste ultime in particolare hanno fornito, al termine del progetto, una valutazione anonima e personale: guarda le loro risposte.

E per il prossimo anno scolastico i bambini stanno aspettando i cavalli:se vuoi regalare quest’esperienza magica di crescita a tanti altri bambini, se vuoi far vivere loro una storia intensa e carica di emozioni, di novità e di ricordi sostieni il progetto “Cavalcando il Futuro” edizione 2017!

Puoi donare con bonifico bancario IBAN IT79D0501801600000000157083 intestato a Cooperativa sociale Metamorfosi oppure con PayPal inserendo nella causale “Progetto Cavalcando il Futuro 2017”

Grazie e alla prossima!

I pony sono arrivati a scuola!

PGialla gruppo finale 2 Finalmente con la primavera l’idea – nata da una mia esperienza personale – di offrire ai bambini l’occasione di incontrare i cavalli nel giardino della loro scuola è diventata realtà:è partito il progetto Cavalcando il futuro.

Ho incontrato i bambini di ben 12 classi della scuola dell’infanzia e primaria a CVerde Sturzo 1 gruppo - 1ornaredo. Nel primo incontro in aula ho proposto una prima conoscenza del mondo equestre: le caratteristiche fisiche del cavallo, la sua alimentazione e pulizia, le sue emozioni. Ho presentato i contenuti ai bambini attraverso modalità adatte all’età quali attività pratiche, materiali realizzati appositamente per il progetto, disegni e giochi interattivi e stimolanti che li hanno aiutati nell’apprendimento e nella memorizzazione delle novità.
I bimbi erano in attesa di questo momento e lo hanno vissuto con curiosità e interesse: anche quelli inizialmente più timidi nel corso dell’incontro si sono avvicinati e hanno partecipato attratti dallo stimolo inconsueto e questo mi ha permesso di coinvolgere nel gruppo e nella relazione con gli altri bambini anche quelli normalmente più marginali o solitari e poco coinvolti nelle attività.

Arancione Mazzini 1 emozioni - 1Ma il momento tanto atteso da tutti è stato senza dubbio l’incontro dal vivo con i pony fuori dalla classe:aprire una porta e, a pochi passi, trovare gli animali in carne ed ossa!

Nel secondo incontro i pony sono arrivati in giardino e i bambini hanno potuto sperimentare dal vivo quanto appreso nel primo incontro attraverso l’avvicinamento ai pony che hanno accarezzato, spazzolato, nutrito e condotto a mano, sempre attenti a rispettare le esigenze degli animali e le regole necessarie. Alcuni hanno fatto mille domande (e dato anche risposte), altri hanno voluto toccare più volte il pelo morbido o spazzolarlo con cura, per altri ancora portare il pony alla corda tra gli alberi del giardino è stato fonte di gioia e stupore allo stesso tempo.

POKGialla carezza con me
Anche nell’incontro con i pony ci sono stati momenti molto significativi di bimbi che – pur manifestando un’iniziale diffidenza nei confronti dell’animale – col tempo, l’osservazione, l’incoraggiamento (mai forzato) e soprattutto le spiegazioni hanno scelto di provare a toccare i pony vivendo quest’esperienza con soddisfazione e portandosi a casa il ricordo di aver affrontato e superato un timore o un’incertezza.

OKGialla carezz con meIl progetto – realizzato con la Cooperativa Metamorfosi – è tuttora in corso: ci saranno ancora due incontri di cui uno in giardino coi pony ed uno conclusivo in classe, a presto quindi con nuovi aggiornamenti e foto!

Perché voglio portare i cavalli nel giardino di una scuola…

bambinicavalloIl primo ricordo che ho del concetto di “cavallo” è un libro. Era un grande libro verde, con la copertina in plastica dura e con un titolo talmente semplice che se non fosse stato per il sontuoso colore oro sarebbe apparso persino povero e forse poco invitante: “I cavalli”. L’ho scelto in una fiera o in qualche festa di paese…ricordo uno stand e un corridoio pieno di libri di ogni tipo e la mia attenzione per quel grandissimo libro verde con quel titolo così facile da leggere “I CA-VAL-LI”. Quel giorno non ci volle molto per convincere mio padre a comprarlo. Lo conservo ancora e adesso le fotografie della campagna inglese dei primi anni settanta fanno sorridere ma allora per me era un mondo meraviglioso, le foto molto attraenti e il testo (fitto fitto e scritto in piccolo!) scandagliato e sottolineato in maniera imperfetta con un pennarello rosso.
Con l’età quel libro non mi bastava più, il desiderio di vedere e toccare un cavallo in carne e ossa cresceva e siccome nessuno degli amici o dei familiari aveva la più pallida idea di cosa fosse un cavallo cercavo occasioni per incontrarne uno e se questo capitava era per me una grande festa. E ho aspettato e aspettato fino a che un giorno mi sono trovata quasi per caso in montagna con la famiglia a casa dei nonni, una gita di una giornata che mi ha cambiato la vita. Nell’arco di poche ore scopro che in quel paesino esiste un maneggio, lo cerco, lo trovo, mi propongono di uscire a fare una passeggiata, non vedo l’ora. Okay dei miei, vado.
Verde verde, acqua acqua , vento vento. Velocità, respiro, gioia. Libertà.
Io non torno, non torno. Effettivamente quella sera decido di non tornare a casa come da programma e di fermarmi in quello che mi sembrava un vero e proprio Paradiso terrestre:ogni giorno avrei potuto ripetere quella splendida esperienza in mezzo a sentieri di montagna, attraversando ruscelli e galoppando con l’aria nelle orecchie.

Io e Ali in sella copiaIn quel momento è nato qualcosa che non mi ha ancora abbandonato. I cavalli, la loro straordinaria e incomparabile bellezza, le emozioni che procurano, le sensazioni che trasmettono, la gioia che danno ma anche l’impegno, la costanza, il rispetto, l’onestà, la trasparenza e l’umiltà che richiedono sono qualcosa di unico. La copertina di quel libro è stata per me come una porta che aprendosi non si è mai chiusa e che mi ha dato grandi emozioni nel corso della vita.
Oggi, da psicologa, ho capito che la mia esperienza con i cavalli non è stata solo una passione, ma che ha contribuito alla mia crescita, mi ha aiutato ad apprendere, a gestire le emozioni, a relazionarmi con la diversità. Ho capito quanto per un bambino possa essere spontaneo e arricchente il rapporto con un animale fin dai primi anni di vita, e come l’animale possa rappresentare un aiuto e uno stimolo anche per i bambini che hanno meno risorse o sono più in difficoltà nelle relazioni.
Ho pensato allora che sarebbe stato prezioso mettere la mia esperienza a disposizione dei bambini, e da qui è nato il progetto “Cavalcando il futuro”.
I cavalli arriveranno direttamente nel giardino della scuola e bambini piccoli potranno così vivere un incontro insolito e inaspettato, magico, da ricordare nel corso della vita. Guiderò i bambini alla conoscenza dei cavalli, permettendo loro di imparare cose nuove, di riconoscere le proprie emozioni, di relazionarsi col cavallo sperimentando una modalità di comunicazione e delle regole di comportamento.
Per me la storia è cominciata con un libro ma sono convinta che ci siano tante storie che possono cominciare anche grazie a occasioni come questa.

Cavalcando il futuro al Convegno sulla Pet-Therapy

Metamorfosi parteciperà il 9 aprile col progetto Cavalcando il futuro al Convegno “Giornata di confronto sulle realtà di Interventi Assistiti con gli Animali”. Il Convegno si svolgerà a Monza e presenterà progetti significativi proposti da professionisti della Pet-therapy con attività svolte in Associazioni, Enti e strutture sanitarie.

Condurrò personalmente gli incontri a scuola con i bambini, sia in classe che a diretto contatto con i cavalli: i cavalli e il loro mondo sono fonte di benessere e apprendimento anche per i più piccoli!

Ecco l’articolo pubblicato il 13 ottobre 2015 sul Giornale di Monza:articolomonza

“Cavalcando il futuro” pubblicato sulla rivista Il Mio Cavallo

copertinaIMCLa rivista “Il mio cavallo”, una delle principali testate italiane sull’equitazione e il mondo dei cavalli, pubblica nel numero di ottobre un  un articolo dedicato al progetto “Cavalcando il futuro“ realizzato con la Cooperativa Metamorfosi.
Buona lettura!

Cavalli a scuola!

cavalcandoilfuturosito.001-1024x768Come ho scritto in “Perché i cavalli ci aiutano a stare meglio” sono profondamente convinta del fatto che i cavalli offrano un forte potenziale sia nelle situazioni di disagio che per lo sviluppo delle proprie risorse e competenze. E’ per questo che come psicologa della Cooperativa Metamorfosi ho ideato un progetto ambizioso che vuole portare i cavalli direttamente a scuola dai bambini, pratica pressoché assente nel nostro paese e già diffusa altrove.

La prossima primavera Metamorfosi realizzerà presso l’Istituto comprensivo di Via IV novembre di Cornaredo in provincia di Milano il progetto “Cavalcando il futuro” che ha come focus il cavallo: si lavorerà coi bambini della scuola dell’infanzia e primaria per fare cultura sia sul rapporto con l’animale sia per la conoscenza del mondo equestre. Il progetto avrà risonanza all’interno dell’intera scuola e vi saranno coinvolti bambini, insegnanti e genitori.

L’obiettivo principale del progetto è l’apprendimento cognitivo, relazionale e affettivo attraverso la valorizzazione del cavallo come mediatore.

I bambini, molti per la prima volta, avranno l’opportunità di incontrare il cavallo direttamente nel giardino della loro scuola; per loro sarà un evento magico, da raccontare e ricordare per molto tempo. Per tutti i bambini si tratterà di un’occasione di apprendimento in cui metteranno in gioco le abilità cognitive e le competenze emotive e relazionali in una situazione divertente e arricchente. Per alcuni di loro potrebbe nascere una passione duratura per un animale meraviglioso che potrà accompagnarli nel futuro. Molte cose importanti della nostra vita nascono durante l’infanzia, a volte grazie a un evento casuale o fortunato: questo progetto può rappresentare una scintilla per molti di questi bambini.

Metamorfosi offrirà questo progetto a titolo gratuito a tutti i bambini che parteciperanno; per questo sta portando avanti una campagna di fundraising con l’obiettivo di raccogliere i fondi necessari per permettere a tutte le classi aderenti di partecipare e grazie al significativo sostegno di TIGRAL S.a.S molti bambini potranno vivere questa innovativa esperienza.

Altre aziende o privati possono però donare per continuare a sostenere questo progetto che aiuterà i bambini a crescere, avvicinandoli insieme alle loro famiglie al mondo del cavallo e alle loro emozioni.

Per i privati: con una donazione di 25 euro regali a un bambino un’esperienza preziosa per la sua crescita e il suo apprendimento. Puoi donare con bonifico bancario IBAN IT79D0501801600000000157083 intestato a Cooperativa sociale Metamorfosi oppure con PayPal inserendo nella causale “Progetto Cavalcando il futuro”

Per le aziendecontatta Metamorfosi per conoscere la proposta di collaborazione per le aziende

Bulli e cavalli

bimbacavalloIl bullismo è un fenomeno di cui si parla spesso e che negli ultimi tempi sembra essersi particolarmente diffuso. Tra le caratteristiche del bullo “tipo”:

– il ragazzo o la ragazza (sono sempre più frequenti le situazioni in cui le ragazze sono leader negative di un gruppo o che agiscono con atteggiamenti tipici del bullismo) risultano particolarmente poveri nella capacità di comunicazione con gli altri;
– quasi sempre sono sotto la media dal punto di vista del rendimento scolastico;
– faticano nel distinguere tra il concetto di rispetto e paura;
– non riescono ad assumersi le responsabilità

Ci sono anche altri elementi che possono portare a diventare un bullo ma anche solo quelli citati evidenziano quanto l’aggressività manifestata da questi ragazzi sia determinata da un livello molto scarso di autostima e di fiducia in se stessi, come se l’aggressività e la violenza fossero gli unici mezzi attraverso i quali potersi guadagnare il rispetto degli altri e sentire di avere valore.

Diversi sono gli interventi possibili per prevenire questi comportamenti e la scuola rappresenta senza dubbio il contesto più adeguato dove fare cultura e arginare questo fenomeno.

Anche l’attività col cavallo può essere però di grande supporto poiché va a lavorare proprio sulle debolezze tipiche del bullo. Concetti come comunicazione, rispetto, gestione della paura, evitamento della violenza, responsabilità, stima di sé e fiducia nell’altro sono alla base di ogni attività a contatto col cavallo.

La comunicazione con questo animale è fondamentale perché le sue modalità di comunicazione sono molto differenti da quelle umane e imparare che l’altro può essere diverso ma che è possibile capirsi e trovare un modo per comunicare è un risultato di estrema importanza per questi ragazzi.

Il rispetto e la paura sono sentimenti molto forti e presenti durante l’attività col cavallo:un ragazzino che a scuola sente di essere il più forte e il più rispettato dai compagni, di fronte al cavallo si trova immediatamente nel ruolo opposto e sperimentando una sensazione di timore impara che solamente grazie al rispetto potrà vivere con serenità il rapporto con lui. Inoltre con la violenza non può ottenere alcun risultato da un animale di cinquecento chili ben più forte di lui, ma deve trovare strategie di comunicazione e di compromesso più funzionali.

Avere a che fare con un cavallo è poi un’esperienza che mette di fronte a un grande senso di responsabilità: l’animale infatti ha bisogno di noi e delle nostre cure per stare bene. Le azioni che il ragazzo mette in pratica per il benessere del cavallo gli restituiscono una percezione di importanza rinforzando la sua autostima. Il proprio valore e le proprie capacità (spesso confuse con la forza) e la fiducia in sé non passano più attraverso la reazione ai propri comportamenti aggressivi o vessatori ma emergono naturalmente nel rapporto con il cavallo.

La fiducia nelle proprie capacità e la sensazione di competenza fa sì che – in assenza di difficoltà specifiche legate all’apprendimento – il bambino o il ragazzo anche sul piano del rendimento scolastico riesca a fornire migliori prestazioni.

 

Gli studenti francesi ricordano l’esperienza italiana in Erasmus+

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Questo l’articolo apparso sul sito della scuola francese Lycée Agricole Daniel Brottier partner del progetto Erasmus+ “L’influenza del cavallo nella nostra vita”. I ragazzi hanno ricordato così la loro settimana in Italia in nostra compagnia:

“Toujours dans le cadre du projet européen Erasmus+, nous sommes allés à Cernusco sul Naviglio, près de Milan. Nous y sommes restés du 3 au 8 mai pour découvrir l’association Incontro a Cavallo et leur approche de l’équithérapie. Nous avons pu assister à des cours d’équitation adaptée pour des personnes en situation de handicap ; nous avons même pu prendre le rôle d’assistant en tenant le cheval, en le dirigeant dans la carrière, puis en aidant une personne handicapée à monter et descendre d’un cheval. Le cadre était très agréable, il a fait très beau et chaud toute la semaine. Nous mangions au restaurant à côté du centre équestre tous les midis : nous avons testés toutes sortes de pâtes ! Nous avons aussi dégusté d’excellentes pizzas et même en dessert, une pizza à la pâte à tartiner à base de noisettes ! En fin de semaine, des jeux étaient organisés pour nous tous : nantais, vosgiens, portugais et italiens. Nous devions faire un parcours à cheval en un temps limité. Mais nous ne sommes pas restés qu’au centre équestre, nous avons aussi visité Milan un après-midi et un institut pour personnes en situation de handicap avec une ferme pédagogique. Nous avons aussi emprunté un bateau qui fonctionne par traction pour traverser une rivière, un procédé inventé par Léonard de Vinci. Après ce bon temps passé et ces riches découvertes, nous avions hâte de rentrer pour tout raconter…”

Davvero una bella esperienza di vita per questi giovani studenti. E lo scambio continua…

 

Come gli animali aiutano i bambini autistici

bambino_cavalloL’influenza positiva che gli animali hanno in situazioni di disagio psicofisico è sempre più nota e testimoniata da esperienze felici in molti contesti, da piccole realtà a grandi ospedali, sia in Italia che all’estero.

In particolare per i disturbi dello spettro autistico cavalli e altri animali possono fare da mediatori e aiutare ad abbassare il livello di stress favorendo benessere e comunicazione.

Tutto ciò è oggi confermato da una nuova ricerca del prestigioso “Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human Development” (NICHD) degli istituti di sanità americani che conferma quanto la presenza degli animali allevi lo stress che i bambini con autismo possono sperimentare nelle situazioni sociali.

Per approfondire:

Perchè l’attività col cavallo può aiutare le persone autistiche? Ecco almeno 5 motivi!

Autismo e rieducazione equestre

Storia di un bambino autistico che incontra un cavallo

L’autismo

La sindrome di Asperger

Progetto Erasmus+: in Italia giovani cavalieri d’Europa

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Sta continuando l’avventura del progetto europeo Erasmus+ “L’influenza del cavallo nella nostra vita” che coinvolge 87 persone tra Francia, Italia, Portogallo, Svezia e Lettonia per un totale di 15 settimane di scambi nel biennio 2014-2016.

Dal 4 all’8 maggio l’Italia ha ospitato, presso l’A.S.D. Incontro a Cavallo, quattordici persone provenienti da tre scuole professionali equestri: due gruppi di studenti e insegnanti provenienti dalla Francia (una di Nantes e l’altra di Ramonchamp, Vosges), e un terzo gruppo di docenti e studenti provenienti dal Portogallo (Abrantes).

E’ stata una settimana ricca di esperienze e scambi di buone pratiche, di abitudini culturali sia in campo equestre che non. I ragazzi che hanno per la prima volta visitato l’Italia provengono da scuole professionali che li formano in campo equestre fornendo loro competenze di vario genere, dal montare a cavallo al prendersi cura dell’animale:questo corso di studi professionale garantisce loro un inserimento lavorativo in ambito equestre a diversi livelli.

L’esperienza in Italia ha dato la possibilità a questi studenti di confrontarsi con un aspetto del mondo del cavallo che conoscono poco: l’ippoterapia e la rieducazione equestre. Alcune delle ragazze francesi stanno seguendo stages in questo settore e per loro è stata un’occasione per confrontarsi con la realtà italiana, per gli altri un’assoluta novità.

La settimana di scambio ha previsto – oltre alla conoscenza della città di di Milano in pieno clima Expo e della provincia – diverse attività equestri finalizzate al coinvolgimento diretto dei partecipanti con l’obiettivo di eliminare i pregiudizi e sensibilizzare i ragazzi sul tema delle persone diversamente abili, riflettendo sull’importanza che il cavallo può avere in queste situazioni.

Il progetto proseguirà in settembre 2015 con una visita di noi italiani nella regione francese dei Vosges, e subito dopo con l’accoglienza – in ottobre 2015 – di alcuni insegnanti svedesi per mettere in comune le rispettive competenze. Altri due meeting in Lettonia e in Portogallo seguiranno a questi prossimi scambi.

Ecco il video che l’A.S.D. Incontro a cavallo con cui collaboro ha realizzato durante la settimana di scambio

Perché l’attività col cavallo può aiutare le persone autistiche? Ecco almeno 5 motivi!

bimba cavallo1) Aiuta nel comunicare

Le persone autistiche hanno molto da comunicare ma fanno fatica a utilizzare i codici normalmente utilizzati dalle persone non autistiche. Il rapporto col cavallo – animale che per natura possiede una speciale sensibilità e una modalità di comunicazione più immediata per le persone autistiche – può aiutarle ad esprimere le proprie emozioni e a dimostrare il loro impegno e la connessione con l’ambiente e gli esseri viventi che li circondano.

2) Aiuta a sperimentare la sensazione di essere compresi dagli altri

La persona autistica grazie al rapporto col cavallo e alle attività che vive nel rapporto con lui sperimenta la sensazione di essere compreso sul piano emozionale in maniera diretta, qualcosa che noi umani fatichiamo a restituire con la stessa immediatezza dei cavalli. Per chi vive una condizione di autismo si tratta di un’esperienza fondamentale per l’accettazione di sé e del rapporto con gli altri.

3) Aiuta a migliorare il contatto fisico

Lo spettro autistico comprende situazioni molto differenti tra loro, ma la difficoltà nel contatto fisico spesso è presente: l’esperienza a contatto con il cavallo – che permette sensazioni di calore e morbidezza e lo sviluppo di comportamenti di accudimento come carezze e attenzioni specifiche – sostiene la persona nella familiarizzazione con il contatto fisico con l’altro.

4) Aiuta a controllare le stereotipie

Nei casi in cui le stereotipie accompagnino la persona autistica in maniera significativa, l’attività col cavallo è di grande sostegno perché aiuta la persona a concentrarsi sulle necessità dell’animale e su alcune azioni specifiche e a distrarlo dai comportamenti ripetitivi. Inoltre per chi monta il fatto stesso di dover tenere le redini evita l’instaurarsi di meccanismi stereotipati e automatici delle mani o delle braccia.

5) Favorisce il rilassamento sia fisico che emotivo

Tutto ciò che è legato all’attività con il cavallo, il rapportarsi a lui, il seguirne il lento e speciale movimento, la tranquillità che esprime e il vivere l’ambiente naturale che lo include non può che favorire un generale rilassamento, infondendo un sentimento di benessere e di tranquillità, aumentando il senso di pace rispetto alla confusione e agli stimoli improvvisi e incomprensibili o rumori assordanti che in altri contesti possono essere fonte di disturbo.

Per approfondire:

Autismo e rieducazione equestre

Storia di un bambino autistico che incontra un cavallo

L’autismo

La sindrome di Asperger

 

Cavalcando il futuro

cavallo_bimboQuali sono i vantaggi dell’equitazione per i bambini?

L’attività a contatto col cavallo può stimolare il bambino sia sul piano fisico/motorio che su quello emotivo/psicologico.

Instaurare un rapporto con il cavallo per il bambino significa sviluppare competenze molto importanti per la crescita: anzitutto sperimenta il senso di responsabilità nei confronti di un altro essere vivente, cosa che vale per la relazione con ogni altro animale ma che col cavallo presuppone una particolare cura, regolarità e attenzione; in secondo luogo rafforza le capacità quali il rispetto, la fiducia e la stima in se stesso e nelle proprie capacità.

Non è poi da sottovalutare il fatto che il legame a due tra bambino e pony si differenzia dalle forme di attività sportiva di squadra, dando ai bambini meno propensi a sport come ad esempio il calcio o il basket un’occasione per dimostrare con serenità il proprio impegno nel raggiungere i propri obiettivi.

L’equitazione si differenzia da altre attività sportive, poiché la capacità di entrare in relazione e di “sentire” il cavallo è condizione necessaria per il successo personale, insegnando al bambino che i risultati possono esser raggiunti con l’impegno, le competenze ma anche grazie alla propria disponibilità di mettersi in sintonia con l’animale.

Per i bambini andare a cavallo rappresenta poi un’ottima occasione per lo sviluppo psicofisico poiché oltre all’incremento di competenze come la concentrazione, la sensibilità nei confronti del partner (il cavallo), l’empatia e l’attenzione, anche la muscolatura in genere e in particolare della schiena e delle gambe è direttamente coinvolta. Inoltre, a differenza di altri sport, l’equitazione permette ai bambini abituati a vivere in città, di entrare in contatto diretto con la natura inserendoli in un contesto nuovo e intenso.

Ciò che quindi il bambino può imparare praticando l’equitazione è il rispetto per l’altro da sé, la forza della dolcezza e della comunicazione piuttosto che la forza fisica e la prepotenza, l’importanza dell’impegno e della regolarità delle abitudini, aspetto essenziale tanto per il benessere del cavallo quanto per un equilibrato sviluppo del bambino che dei riti e dell’ordine ha bisogno per una crescita sana e forte.

 

 

Cavalli, natura e nuove tecnologie

Child and small horse in the field at spring going to ride.Oggi come oggi per la maggior parte delle persone che vivono in città il contatto con la natura è una dimensione rara se non assente, un’esperienza purtroppo insolita per molti bambini urbani che ha invece il potere di risvegliare la sensorialità e modalità concrete e manuali che si contrappongono alle consuete abitudini digitali del presente.

Vivere momenti in un ambiente naturale – quindi per molti, soprattutto giovani, semplicemente vero e reale che si può toccare, sentire e odorare invece che cliccare – ha una funzione di contatto con la propria natura umana che è in controtendenza rispetto alla legge del ”tutto e subito” e del tecnologico, dimensione nella quale l’influenza del proprio impegno e del proprio valore spesso si perde, sostituita dai potenti mezzi della tecnologia che risolvono ogni problema con un semplice click.

Avere a che fare con un cavallo che è fatto di morbidezza, calore, emozioni e bisogni implica scoprire o riscoprire le nostre capacità di “sentire”, di sviluppare la nostra parte emozionale, qualcosa che stiamo sempre più abbandonando appoggiandoci a mezzi di comunicazione freddi ma immediati e facilmente spendibili. Strumenti senza dubbio utili e innovativi quindi ricchi di potenzialità ma che in alcuni casi diventano scorciatoie per raggiungere traguardi che spesso necessitano di impegno, fatica e rinunce, qualcosa a cui non siamo più abituati e con cui i bambini e i ragazzi di oggi rischiano di non potersi confrontare.

Entrare in contatto con un altro essere vivente come il cavallo, più potente dal punto di vista fisico ma che allo stesso tempo impone chiari limiti, significa accettare e mettersi alla prova rispetto al concetto di equilibrio: il cavallo necessita di cure e attenzioni poiché ha bisogno e dipende dalla persona che si prende cura di lui e che con lui si relaziona ma allo stesso tempo è dominante e forte dimostrando indipendenza e dominanza.

Il rapporto col cavallo obbliga perciò al confronto con questa dualità e allenare questa nostra “posizione” può condurre a un maggiore equilibrio mentale, a conoscere le proprie forze e i propri limiti e a calibrarli meglio. Il cavallo è forte ma allo stesso tempo debole e la persona deve declinare la sua posizione nel rapporto con lui in base a questo: essere capace di porsi come leader forte e dominante quando serve ma allo stesso tempo accettare le regole imposte dall’animale che possiede potenza, forza, imprevedibilità e paure.

Nel rapporto col cavallo dare e avere vanno di pari passo, qualcosa che la realtà e i rapporti virtuali non solo non insegnano ma che nascondono rendendo a volte tutto apparentemente facile, veloce, superficiale se non addirittura finto.

Ciò che la relazione con un cavallo ci può dare è quindi un’ occasione per migliorarci, qualcosa che possiamo tradurre nella vita di tutti i giorni dandoci una mano nella conoscenza di noi stessi ma anche nella gestione del rapporto con gli altri: più siamo in grado di accettare l’altro e le differenze più saremo capaci di mantenere buone relazioni e vivere in armonia con noi e con gli altri.

“Vi sono mancata, eh?”

pippi-tesoro-capitan-kidValentina* ripete spesso questa espressione durante il tempo che passa con i “suoi” cavalli. Va a salutarli uno a uno chiamandoli per nome e parlando per loro, esprimendo con parole sue lo stato d’animo che secondo lei provano in quel momento. “Vi sono mancata, eh?”, domanda e ripete loro sorridendo, un bel modo per dire quanto le siano mancati questi cavalli e quanto sente che loro abbiano bisogno di lei. In questo modo dimostra la sua capacità non solo di avere un preciso ricordo di ognuno di loro ma anche di avere uno spazio mentale a loro dedicato e di avere sviluppato un legame e una relazione con ogni singolo cavallo che incontra settimanalmente al centro ippico.

Valentina è giovane ma non troppo, a volte sembra quasi non avere età, è spesso molto sorridente, a volte molto seria e assente ma mentre in questi casi lei fatica nel rispondere alle mie domande e io a mantenere il contatto con lei, resta comunque costantemente connessa con quanto le accade intorno in scuderia.

Credo che il suo stare con i cavalli significhi per lei soprattutto prendersi cura di loro e di conseguenza sentirsi importante sia per loro che per se stessa, sentendo di svolgere una funzione affettiva fondamentale per questi animali. Ogni volta che li incontra li chiama per nome e li riempie di parole di affetto e di cura, si preoccupa che abbiano ricevuto sufficiente cibo e carezze e si assicura che abbiano avuto tutti lo stesso trattamento, è molto importante per Valentina che tutti i cavalli siano considerati alla stessa stregua e che non vengano messe in atto “discriminazioni” affettive: se secondo lei questo è avvenuto si fa carico di accarezzare o scaldare con le sue parole il cavallo ai suoi occhi sfortunato.

Valentina ripete con la regolarità di un copione questa modalità di approccio ai cavalli e nel farlo è serena, si sente utile e lo è davvero: oltre a prendersi cura di loro, da quando non può più montare in sella è diventata molto brava e competente nella preparazione dei cavalli: li pulisce e veste con grande attenzione e nel farlo è molto delicata e sussurra loro parole grazie alle quali i cavalli si fidano e si affidano.

Valentina dimostra ancora una volta il valore e il potere dei cavalli: ci permettono di esternare e rielaborare molto di noi e sono in grado di valorizzare enormemente il nostro sentire e le nostre capacità se siamo sintonizzati con loro. E’ indiscutibile poi una loro speciale sensibilità nel sentire chi hanno di fronte e nel comunicare con maggiore facilità con chi ha qualche debolezza in più, debolezze che permettono di sviluppare competenze comunicative e relazionali forse meno consuete ma sicuramente, per i cavalli, più immediate.

Come Valentina, nella quale faccio davvero fatica a trovare i difetti. Tranne uno: esagera con le carote!

 

*nome di fantasia

Storia di un bambino autistico che incontra un cavallo

foto 2Un giorno d’estate ho conosciuto Ravi*, un bambino autistico di 9 anni. I suoi genitori avevano deciso di provare l’ippoterapia sperando che gli fosse d’aiuto.

Il giorno del nostro primo incontro Ravi si presenta molto agitato, corre, scalcia, si butta per terra, urla e pronuncia parole incomprensibili che solo la madre e il padre riescono a interpretare. Per iniziare a conoscere insieme il nuovo ambiente è necessaria inizialmente la presenza della madre, ma Ravi resta comunque teso passando da forti chiusure a sbotti improvvisi di aggressività. Passati i primi minuti chiedo di restare sola con lui per esplorare insieme le scuderie, i campi di lavoro e osservare i cavalli. Ravi ha bisogno di ancorarsi a me, mi tiene spontaneamente per mano che a volte lascia all’improvviso correndo e urlando ed è con fatica che riesco a tenerlo vicino evitando che si scaraventi sui cavalli o contro il muro. Non trova pace e anzi a tratti aumenta la sua aggressività, continue sono le urla o le parole incomprensibili e spesso mi graffia, morde con forza la mia mano o mi tira pugni, tutti comportamenti repentini e imprevedibili da cui è difficile difendersi. Avvicinarsi ai cavalli in box appare da subito difficile ma tento. Ravi è spaventato e fuori di sé ma allo stesso tempo incuriosito, sorride ai cavalli ma immediatamente dopo a volte cerca di colpirli violentemente. In questo primo incontro non è possibile fare di più, per Ravi il solo fatto di trovarsi in un ambiente nuovo e diverso con una persona che non conosce è sufficiente.

Durante i due incontri successivi i comportamenti di Ravi sono rimasti simili: qualche volta è scappato andandosi a sedere o nascondere in scuderia rifiutando di proseguire con la conoscenza dell’ambiente e degli animali, ma ha anche scoperto dove trovare le carote e come darle ai cavalli e così siamo riusciti a passare all’esplorazione del campo di lavoro. Insieme abbiamo camminato sulla sabbia, Ravi ha visto i cartelli con le lettere e i vari disegni che le rappresentano e improvvisamente – su mio tentativo di richiesta – ha nominato ognuna di quelle 12 lettere che circondano il campo, dimostrando di conoscerle tutte perfettamente, H e K comprese. Il suo passo si è fatto più regolare, la sua stretta di mano meno intensa, i morsi e i graffi diminuiti fino a scomparire.

La volta dopo è stato possibile avvicinare il cavallo, tentare qualche carezza senza che si trasformasse in pugno e provare a montare in sella. Questa novità ha inizialmente preoccupato e agitato Ravi, che dopo una certa resistenza (chi non ha un po’ di paura quando sale per la prima volta su un cavallo soprattutto se è alto quasi il doppio?) si è comodamente seduto in sella e da quel momento è avvenuta la totale trasformazione. Incredibilmente Ravi a iniziato a sorridere, a guardarsi intorno e a sorridere ancora, le sue gambe erano rilassate e le sue mani salde e tranquille tenendosi alla sella, ogni tanto lanciava uno sguardo divertito ai genitori che lo guardavano al di là del vetro. Un altro bambino.

Da allora tante cose sono ancora cambiate e migliorate: secondo i suoi genitori Ravi aspetta ogni settimana con impazienza il giorno dell’ippoterapia, arriva col sorriso sulle labbra e saluta subito la mamma per prendermi dolcemente per mano, si muove con sicurezza nell’ambiente cercando e mettendosi da solo il Cap, ha imparato i primi rudimenti di guida del cavallo, ride spesso soprattutto in sella, interagisce a suo modo con i bambini che incontra in scuderia e i suoi genitori sostengono che da quando si è avvicinato al cavallo le maestre hanno notato un netto calo della sua aggressività e una maggiore tranquillità che gli permette una vita scolastica migliore.

Per quanto mi riguarda non torno più a casa con lividi, morsi o graffi ma con un grande senso di soddisfazione e con la convinzione che questo bambino abbia davvero trovato una dimensione che lo fa sentire bene. Nel corso dei mesi sta imparando a gestire meglio l’aggressività e l’affettività, è diventato più competente, si diverte e comunica meglio con me e con gli altri sia a livello verbale che non verbale.

Le caramelle che mi ha regalato a Natale sono state le più dolci.

 

*(nome di fantasia)

Perché i cavalli ci aiutano a stare meglio

cavallouomo2-682x1024Il cavallo è lo specchio delle emozioni di chi ha di fronte, legge i suoi stati d’animo e ne percepisce ogni dettaglio, nel bene e nel male. E’ in grado infatti di cogliere con estrema immediatezza l’emozione di chi gli è accanto grazie alla “via bassa” cioè il circuito che conduce le emozioni direttamente al corpo, quindi all’azione, senza che prima vengano elaborate a livello razionale, contrariamente alla “via alta” nella quale l’emozione passa attraverso il pensiero e ad un’analisi a livello cognitivo.

Grazie a questo funzionamento il cavallo è in grado di cogliere l’energia trasmessa da chi gli è vicino e di reagire molto velocemente al comportamento di chi si relaziona a lui, molto spesso prima che la persona si renda conto di come si sente: anche quando questa consapevolezza è lontana dalla persona coinvolta questa è già molto chiara al cavallo.

Osservare e sentire la reazione del cavallo nei nostri confronti non può che aiutarci a riconoscere i nostri stati d’animo e a interpretare le nostre azioni, spingendoci a sintonizzarci sempre più con il nostro sentire autentico e a raggiungere una consapevolezza che è di aiuto a noi, alla relazione col cavallo e al rapporto con gli altri. L’esperienza mediata dal cavallo ci permette di riconoscere meglio le nostre emozioni, che influiscono sul nostro modo di interpretare la realtà determinando il nostro agire, dandoci la possibilità di migliorare noi stessi e i nostri rapporti interpersonali.

Il potere terapeutico di questo animale sta perciò nel riuscire a smuovere le nostre rigidità, movimentando il nostro mondo interiore e permettendoci di avvicinarci con maggiore chiarezza e immediatezza ai nostri sentimenti e reazioni comportamentali. Inoltre l’esperienza a contatto col cavallo si concentra inevitabilmente sul nostro io emotivo più vero poiché al centro del rapporto c’è la relazione e non la prestazione. Il cavallo non giudica ma “sente” sinceramente, e in base a ciò che sente reagisce e interagisce, aiutandoci a mettere a fuoco meglio noi stessi e a cambiare. In questo modo il cavallo ci fornisce un prezioso rispecchiamento per una crescita personale e ci spinge a un miglioramento del saper essere piuttosto che del saper fare, qualcosa a cui siamo meno abituati nella nostra società, caratterizzata soprattutto dalla prestazione e dal risultato. Nel rapporto con il cavallo siamo costretti a collegare il nostro modo di agire con ciò che sentiamo se vogliamo trovare un’intesa con lui, e ciò che bisogna imparare non è dimostrare di essere bravi o capaci ma essere in grado di capire e di comunicare. Per arrivare a questo non è sufficiente comprendere se stessi ma anche essere concentrati su di lui e quindi sviluppare attenzione, empatia, rispetto e curiosità per l’altro. E imparare a conoscere meglio se stessi, a comunicare meglio e a conoscere l’altro sono competenze che applicate alla nostra vita quotidiana favoriscono senza dubbio una maggior qualità di vita e di relazione.

1º meeting europeo Erasmus+

gruppoIl primo meeting del progetto europeo “L’influenza del cavallo nella nostra vita” si è svolto a Nantes, in Francia, dal 13 al 17 ottobre. É stata un’occasione di confronto tra tutti i paesi europei partecipanti al progetto: Italia, Svezia, Portogallo, Francia, Lettonia.

Ognuno dei paesi partecipanti ha una realtà specifica che ha presentato in questa occasione: si tratta di scuole con un taglio professionale/agricolo che permettono agli alunni di imparare un mestiere spesso a contatto con la natura e all’aria aperta. L’area equestre è quindi a volte parallela a quella dell’orticoltura o ad altre attività extrascolastiche ricreative ed educative. L’età media degli studenti va dai 14 ai 20 anni (a parte la Lettonia che copre tutti i livelli d’istruzione e ha quindi anche studenti a partire dai 6 anni di età) e una parte dei ragazzi e delle ragazze che le frequentano hanno la possibilità di vivere all’interno della struttura.

Queste le realtà estere partecipanti:

Francia, Pays de la Loire: Lycée Professionnel Agricole Brottier

Francia, Vosges: Maison Familiale Rurale Les 4 vents

Portogallo: Escola Profissional de Desenvolvimento Rural de Abrantes

Lettonia: Burtnieku Ausekla Vidusskola

Svezia: Naturbruksgymnasiet Uddetorp

L’Italia – grazie a “Incontro a cavallo” – si distingue da questi altri partners poiché non rappresenta un’ente di formazione scolastica ma un’associazione che ha al centro l’attenzione al disagio: da quello sociale, a quello comportamentale e di apprendimento sino alle disabilità di carattere intellettivo, psichico o motorio.

Il meeting ha permesso – partendo dal tema comune del cavallo – di addentrarsi nelle specifiche realtà europee per approfondire la conoscenza reciproca e per meglio identificare gli obiettivi e la metodologia di lavoro, nonché l’organizzazione dei futuri scambi tra ragazzi previsti dal programma Erasmus+ e i prossimi meeting.

Il progetto prevede che ragazzi di età anche differenti e di paesi/culture diverse, possano vivere un’esperienza all’estero a contatto con coetanei avendo come elemento in comune il cavallo, che rappresenta una lingua comune e che facilita l’abbattimento delle barriere anche linguistiche. Sono previsti 15 scambi, nei quali ben 87 persone, tra giovani e adulti, saranno coinvolti. A queste settimane di scambio interculturale attorno al cavallo sono affiancati i meeting per la gestione e la revisione del progetto in corso di svolgimento, e già dal primo incontro l’unione di persone diverse ha generato nuovi spunti e arricchito l’idea iniziale con nuove proposte e iniziative da inserire nel progetto.

La mia presenza come responsabile del progetto per il partner italiano “Incontro a cavallo”, insieme a Roberto Lambruschi che ne é il coordinatore, ha portato un valore aggiunto dal momento che gli altri paesi hanno esperienze di carattere prettamente scolastico e formativo, mentre l’Italia testimonia una realtà equestre differente, attenta all’inclusione sociale e all’impiego del cavallo come mezzo di comunicazione e sostegno.

Le idee hanno preso forma e gli scambi tra paesi programmati, ma è stato soprattutto il contatto tra persone di culture diverse ciò che ha dato forma a quella dimensione “europea” cui questo tipo di progetti aspira, permettendo un avvicinamento reale e informale alle altre culture, costumi e abitudini. Le relazioni tra le persone sono state un elemento fondamentale dell’esperienza, molti legami si sono creati e sono state poste le basi per idee future.

Tra i prossimi numerosi appuntamenti del progetto, l’Italia ospiterà 7 ragazzi e 4 adulti provenienti dalla Svezia, dalla Francia e dal Portogallo, mentre 2 adulti italiani accompagneranno alcuni ragazzi per un’esperienza di scambio in Alsazia. I prossimi meeting previsti per i responsabili del progetto si terranno invece in Lettonia e Portogallo.

Ancora una volta grazie ai cavalli si sviluppano comunicazione, conoscenza e relazione.

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Progetto “L’influenza del cavallo nella nostra vita”: articolo pubblicato sul quotidiano Ouest-France

Article Ouest-France Il giornalista della testata “Ouest-France” che ci ha fatto visita durante le attività del progetto Erasmus+ “L’influenza del cavallo nella nostra vita” ha pubblicato questo articolo nella sezione “Nantes/Pays-de-la-Loire”.

Etologia e ippoterapia

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Riguardo al progetto Erasmus+ “L’influenza del cavallo nella nostra vita”, la parte più interessante legata all’approccio al cavallo è stata senza dubbio la formazione con l’etologo Gérard Vasseur, il quale ha portato contributi teorici e pratici.

Il concetto base sul quale si è imperniato il ragionamento comune è stato il rendersi conto di quanto l’essere umano e il cavallo appartengano a due mondi sensoriali differenti e di quanto, in assenza di questa consapevolezza, il rapporto tra di loro rischi di essere compromesso.

E’ fondamentale rapportarsi al cavallo secondo quelli che sono i suoi codici e non pretendere il contrario:non è il cavallo che ha bisogno di noi ma noi che abbiamo bisogno del cavallo e per questo dobbiamo il più possibile apprendere e utilizzare il suo modo di comunicare e di interpretare la comunicazione.

Un bel lavoro è stato fatto con Gérard a proposito del comportamento non verbale: ogni binomio uomo-cavallo ha sperimentato esercizi in libertà (cavallo libero) o con longhina e capezza etologica, accettando il fatto che è il cavallo che deve “voler” stare con noi , senza costrizioni o imposizioni ma trovando il modo di stare insieme nel modo corretto. L’uomo deve comunicare al cavallo secondo le regole del linguaggio equino dimostrando e ricercando rispetto reciproco, che significa rispetto del proprio differente modo di essere e rispetto del proprio spazio fisico personale, puntando alla costruzione di una fiducia reciproca.

Questo non significa accettare incondizionatamente il comportamento del cavallo o una sorta di sottomissione a lui per dimostrare rispetto e non imposizione, ma la capacità di distinguere se, quando e come l’uomo deve farsi capire e valere con lui per ottenerne il rispetto.

Solo quando il cavallo dimostra di avere fiducia nella persona che si rapporta a lui possiamo essere davvero sicuri che un legame si sia creato e che montare in sella sia diventata un’attività ancora più sicura.

Anche la partecipazione alle attività dell’Associazione Equithéa è stata coinvolgente; personalmente ho partecipato ad una seduta con un gruppo di bambini assistendo Marie Loncelle nel suo lavoro settimanale. Il clima era molto disteso e l’osservazione delle differenti tecniche e approcci all’”equiterapia” come la chiamano in Francia, è stato uno spunto di ulteriore riflessione e approfondimento.

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Progetto Europeo Erasmus+ “L’influenza del cavallo nella nostra vita”

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Il progetto europeo “L’influenza del cavallo nella nostra vita” di cui ho scritto nella primavera scorsa è stato finanziato dalla Comunità Europea e col mese di settembre è quindi partito questo progetto biennale di cui l’Italia è uno dei partners.

Clarisse, insegnante della scuola professionale Lycée Brottier a Nantes, è stata ospite durante lo scorso mese di marzo in Italia e la scorsa settimana una delegazione italiana di cui ho fatto parte ha visitato la scuola francese dando l’avvio a questo progetto europeo.

Insieme ad altre colleghe ho passato la settimana del 15 settembre a Nantes per conoscere il Lycée Brottier che forma giovani ragazzi in difficoltà al mestiere di “Groom – uomo di scuderia”.

La settimana è stata intensa e ricca di stimoli:

ho visitato un centro equestre di ippoterapia nelle vicinanze di Nantes – “Equithea” – dove ho collaborato alle attività degli operatori francesi;

partecipato a lezioni in aula coi ragazzi tenute dal formatore etologo equestre Gérard Vasseur ;

ho seguito uno stage pratico con Gérard e i cavalli della scuola per apprendere la basi dell’etologia e la sua applicazione nell’approccio al cavallo;

visitato un importante centro equestre di cavalli da competizione (Haras de Hus );

seguito sessioni di esercizio pratico con cavalli in libertà sotto la supervisione di Clarisse, esperta di etologia equina;

sostenuto il test e ottenuto il livello “Savoir 1 d’équitation éthologique”.

L’esperienza è stata molto stimolante per molti aspetti ma la mia riflessione si è concentrata soprattutto sulla differenza culturale, in questo caso equestre, tra due paesi europei così vicini.

In Italia il cavallo e l’attività equestre non fanno realmente parte del nostro quotidiano/tempo libero e non credo si possano addurre semplicemente giustificazioni legate ai costi poichè molti sport richiedono spese simili: l’idea che andare a cavallo abbia costi molto alti è in realtà un preconcetto.

Il fatto stesso poi che in Francia esistano addirittura indirizzi formativi in ambito equestre fa molto riflettere su questa differenza; dal mio punto di vista proprio questo è stato lo spunto più interessante dello scambio europeo.

La stessa scuola che ho visitato ha un’altra sede molto vicina che ha l’obiettivo di formare ragazzi drop-out nel settore alberghiero, ambito che anche in Italia è molto ricercato, soprattutto ultimamente. Credo che sarebbe molto importante prendere in considerazione l’idea di ampliare anche in Italia la formazione e l’inserimento lavorativo di giovani in difficoltà, cominciando a pensare che il mondo equestre può essere un’occasione di inserimento a 360°: sport, divertimento, relax, conoscenza di sé e cura, ma anche formazione e inserimento professionale.

Il cavallo nel percorso psicologico

occhioIl cavallo ha caratteristiche che consentono di utilizzarlo come valido supporto in alcuni percorsi di sostegno psicologico, di psicoterapia o come programma autonomo di intervento.

La sua maestosità trasmette un senso di forza, potenza e grandezza, il suo calore, odore e movimento risvegliano il corpo e i sensi, la sua modalità comunicativa favorisce il legame relazionale e il suo ambiente di vita nella natura fornisce un setting di lavoro non medicalizzato.

Storicamente il cavallo potenzia lo sviluppo di molte aree importanti del corpo e della mente umana: le capacità motorie e intellettive e le competenze affettive e relazionali. Questo lo rende un alleato particolarmente utile in alcuni percorsi psicologici o in alcune situazioni specifiche che possono giovarsi di un intervento per mezzo del cavallo.

Con i bambini, i preadolescenti e gli adolescenti il lavoro con il cavallo è utile in molti casi come l’iperattività, la difficoltà di socializzazione, l’eccessiva aggressività o trasgressione, nei casi di bullismo (sia per la vittima che per il carnefice), nei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e in diverse altre situazioni. E’ inoltre uno strumento terapeutico molto noto nei casi di autismo.

Il lavoro a contatto col cavallo, il doversene prendere cura, la necessità di rispettarlo in quanto essere vivente più forte, più grande e attraente sviluppa nei bambini e nei ragazzi il senso di autonomia, di attenzione all’altro, di controllo di sé e delle proprie azioni. Favorisce poi un aumento significativo della fiducia in se stessi e nelle proprie capacità rinforzando l’autostima e il senso di autoefficacia, importantissimi per lo sviluppo di una sana ed equilibrata personalità. Inoltre il doversi rapportare con il cavallo aiuta ad ampliare la propria capacità di mettersi nei panni dell’altro e dei suoi bisogni, favorendo la capacità di entrare in relazione e di creare e mantenere un legame affettivo. La particolare modalità comunicativa del cavallo, molto differente da quella umana e basata su una forte sensibilità e su comportamenti non verbali, aiuta inoltre a sviluppare strategie di comunicazione e a rinforzare l’empatia.

Con gli adulti il lavoro col cavallo è trasversale poiché può diventare un buon affiancamento ad un percorso psicologico già in atto per sostenere gli obiettivi della terapia, andando a migliorare quelle capacità che la persona sta cercando di implementare. Anche in questo caso diventano importanti il rinforzo dell’autostima e dell’autoefficacia, la possibilità di sviluppare la sfera affettiva ed emotiva, l’aumento della sicurezza in sé, l’investimento in un legame relazionale, l’essere utile e necessario per la vita dell’animale e il fare proprie alcune sue caratteristiche e potenzialità. Non solo quindi in casi di ansia o depressione ma anche in tutte quelle situazioni nelle quali il cavallo – che procura benefici in modo naturale – e il suo mondo possono aiutare la persona.

I percorsi sono individualizzati e tarati sulle necessità personali ma la modalità di lavoro alla base riguarda tre macro aree, delle quali tutte o una sola possono entrare nel programma individuale in base agli obiettivi da raggiungere.

  1. Avvicinamento

Iniziale introduzione al cavallo e al suo ambiente, conoscenza dell’animale, delle sue necessità, delle sue caratteristiche, conoscenza dell’ambiente nel quale avviene il lavoro (luogo, scuderia, attrezzature).

  1. Attività a terra

Conoscenza di tutti gli strumenti e attività legate all’animale (cura, pulizia, abitudini alimentari). Alla messa in pratica di queste attività si affiancano lavori “a terra”, cioè attività realizzate con l’utilizzo del cavallo senza che la persona monti su di esso.

  1. Attività in sella

La persona monta a cavallo sperimentando la contraddittoria emozione di potenza e/o di timore. Sfida la paura di cadere o di non essere in grado di restare in sella, di essere “piccolo” e bisognoso di aiuto. Impara a guidare il cavallo per eseguire esercizi e a sentirsi influente sull’animale grazie alla fiducia reciproca.

Queste attività vengono tutte utilizzate e declinate in base agli obiettivi della persona presa in carico.

IMPORTANTE: non si tratta di equitazione in senso classico né lo scopo è quello di imparare a cavalcare. Il lavoro è imperniato sull’aspetto relazionale e di cura legati al rapporto col cavallo e su tutto ciò che l’animale può stimolare grazie alle sue caratteristiche caratteriali e fisiche. Si tratta di un’opportunità educativa, emotiva, relazionale e psicologica i cui risultati sono spesso utili per il miglioramento globale della persona.

 

 

 

 

 

I cavalli riducono lo stress negli adolescenti

cavalloDi fronte a una situazione di stress il nostro corpo reagisce producendo maggiore quantità di cortisolo, chiamato infatti anche “ormone dello stress”. Sappiamo come lo stress possa incidere sulla qualità di vita di una persona e sul suo stato di benessere sia fisico che mentale.
Negli adolescenti, che si trovano in una delicata fase dello sviluppo, questo può influire non solo sullo sviluppo del cervello ma anche sulla salute mentale e sul comportamento.
Come la pet-therapy insegna, è noto da tempo come gli animali in genere abbiano un potere terapeutico per l’essere umano, ma l’evidenza scientifica di ciò – in particolare rispetto alla riduzione dello stress negli adolescenti – è stata di recente individuata dalla psicologa americana Patricia Pendry, esperta di psicologia dello sviluppo e ricercatrice presso la Washington State University.
La Pendry ha condotto uno studio su un gruppo di 130 adolescenti tra i 10 e i 15 anni che frequentavano corsi di equitazione. All’interno di questi corsi l’attenzione era rivolta anche al cosiddetto ‘avvicinamento al cavallo’: oltre alle competenze prettamente equestri e le lezioni per imparare a montare a cavallo, ai ragazzi veniva insegnato come ci si prende cura dell’animale, quali sono le sue necessità, come relazionarsi a lui etc, approfondendo così anche l’aspetto relazionale.
La psicologa americana ha quindi confrontato 6 campioni di saliva prelevati dagli adolescenti due giorni prima del corso e due giorni dopo il termine (dopo un intervallo di tre mesi) e ha inoltre confrontato i campioni post corso con quelli prelevati da un gruppo di controllo, ragazzi cioè che non avevano sperimentato le attività con i cavalli.
I risultati – pubblicati sull’American Psychological Association’s Human-Animal Interaction Bulletin– hanno rivelato che dopo i tre mesi di frequentazione dei cavalli gli adolescenti presentavano livelli di cortisolo inferiori a prima dei corsi e che in generale i partecipanti ai corsi di equitazione presentavano un livello di cortisolo più basso rispetto ai ragazzi del gruppo di controllo.
Anche questa ricerca scientifica quindi conferma che trascorrere il proprio tempo a contatto con i cavalli (non necessariamente montandoli!) aiuta a stare meglio e a ridurre lo stress, e che questo ha una particolare rilevanza per i bambini e per gli adolescenti nei quali è così possibile ridurre la quantità di cortisolo, l’ormone dello stress.

Weekend esperienziale con i cavalli

Weekend Equi@motionUna nuova iniziativa in collaborazione con la cooperativa sociale Metamorfosi e Cascina Rongarina – Equi@motion: un weekend di lavoro con i cavalli per chi desidera entrare in contatto intimamente con se stesso, aumentare il proprio benessere, sviluppare ed essere consapevole della propria personalità, cambiare attivamente qualcosa nella propria vita superando le proprie paure.

Per saperne di più

 

 

 

A cavallo per l’Europa

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La conoscenza dell’altro – soprattutto se diverso da sé – arricchisce in ogni circostanza. Entrare in contatto col cavallo e il suo mondo dà nuovi spunti per conoscere meglio se stessi e per misurarsi con i propri limiti e le proprie risorse: si tratta di uno scambio in cui l’incontro, il rispetto e la sensibilità veicolano emozioni e sentimenti significativi. Aggiungere poi allo scambio col cavallo quello con persone di altri paesi che hanno cultura, esperienze e conoscenze differenti, rappresenta un momento di grande apprendimento e miglioramento.

Questo ha spinto l’Associazione “Incontro a cavallo -Equitabile” con cui collaboro, a costruire un’ipotesi di partnership con un’importante realtà francese. Si tratta di una scuola per studenti speciali:ragazzi tra i 13 e i 20 anni che hanno un passato di fallimento scolastico o che hanno difficoltà di carattere comportamentale o affettivo, che vivono situazioni familiari difficili e ai quali viene proposto un corso di formazione per diventare “Groom- uomo di scuderia” così che possano ottenere un titolo utile per inserirsi poi nella società civile. L’Istituto, il Lycée Brottier, si trova nei pressi di Nantes e appartiene al circuito “Apprentis d’Auteuil”.

La collaborazione rientra all’interno del progetto europeo “Erasmus+” e permette lo scambio di educatori e studenti tra vari paesi. Per valutare il tipo di partnership possibile tra le due realtà un’insegnante di equitazione del liceo francese è stata ospitata una settimana in Italia con lo scopo conoscere le attività di “Incontro a cavallo” e valutare la collaborazione.

Mi sono personalmente occupata di gestire la presenza di Clarisse, istruttrice di equitazione e insegnante di matematica al liceo Brottier. La sua permanenza in Italia è stata incentrata sull’osservazione delle attività in campo coi ragazzi e sulla conoscenza reciproca delle realtà francese e italiana in modo da trovare un punto di incontro possibile per la progettazione e la realizzazione di uno scambio europeo. La settimana è stata intensa ma ricca, le attività e il tipo di utenti sono state al centro del confronto in funzione dell’organizzazione del progetto.

L’idea è quella di offrire agli studenti francesi e agli utenti italiani un’occasione di confronto grazie alla presenza del cavallo che rappresenta per loro qualcosa di comune, di noto e sicuro. La circostanza permetterà anche uno scambio culturale e un momento di condivisione allargato che si ritiene possa rappresentare un’esperienza significativa nella vita di questi ragazzi, infondendo loro fiducia e rinforzando le loro capacità di gestione di sé.

 

 

L’incontro tra cavallo e bambino:le attività in sella.

IMG_3588Le attività in sella sono una una parte fondamentale di tutto il lavoro.

Queste sono varie e numerose e vengono declinate in base alle specifiche necessità:esercizi prettamente motori vòlti all’acquisizione o al mantenimento dell’equilibrio, al coordinamento dei movimenti fini e grossolani, al rinforzo o miglioramento della postura, all’acquisizione del proprio schema corporeo o all’orientamento spaziale etc. Tutti questi obiettivi vengono perseguiti con esercizi motori o con l’aiuto di strumenti di gioco come palle, palline, cerchi e altri aiuti che stimolano anche la percezione tattile così come con attività che richiamano la percezione delle diverse parti del proprio corpo o la propria posizione nello spazio/campo di lavoro (dentro/fuori, sopra/sotto, avanti/dietro etc).

Vi sono poi tutti gli esercizi di guida del cavallo che rendono il bambino sempre più competente e gli permettono di rinforzare l’autostima e l’autoefficacia:impara infatti a guidare il cavallo, a eseguire esercizi in campo secondo le richieste dell’operatore e a sentirsi influente sull’animale oltre che sviluppare il rapporto d’intesa con esso. In questo caso il campo di lavoro in maneggio si arricchisce di birilli colorati, barriere in legno a terra, paletti, cartelli con lettere e altri strumenti utili all’orientamento a all’esecuzione degli esercizi per il bambino.

La competenza va nella direzione del miglioramento in campo motorio, affettivo o cognitivo a seconda degli obiettivi che ci si pone grazie alla collaborazione del cavallo:bambini che si presentano come iperattivi, agitati e incapaci di un minimo di controllo si rivelano nel tempo attenti alle esigenze del cavallo e dei tempi da rispettare, dimostrando di aver rinforzato abilità inizialmente deboli; bambini timorosi o ansiosi che inizialmente non osano quasi toccare il cavallo per accarezzarlo arrivano a pulirlo e a montare in sella affrontando la propria insicurezza mostrando spesso con orgoglio il loro risultato raggiunto; bambini con difficoltà motorie riescono con l’attività a cavallo a sviluppare alcune competenze anche fini grazie agli esercizi in sella etc.

E’ molto importante sottolineare che si tratta di esercizi semplici che nulla hanno a che vedere con l’attività di equitazione vera e propria:la presenza dell’operatore è fondamentale e l’obiettivo finale vero e proprio non è la gestione fine del cavallo o l’equitare ma il rinforzo delle debolezze sia fisiche che emotive del bambino. Il livello di esercizi o di guida del cavallo inoltre varia molto a seconda di ogni bambino e delle capacità/abilità che possiede e che può sviluppare.

Anche i cavalli impiegati nell’ippoterapia sono cavalli con specifiche caratteristiche legate alla morfologia, al temperamento, all’esperienza e soprattutto alla sicurezza:non si può quindi immaginare di effettuare questo tipo di attività con un qualsiasi cavallo, in qualsiasi ambiente e con qualsiasi adulto di riferimento.

Per concludere, l’attività di rieducazione o riabilitazione equestre rappresenta un’opportunità preziosa per quei bambini che per piccole o grandi difficoltà fanno più fatica di altri ad inserirsi nel mondo, ad affidarsi alle loro risorse o a credere in se stessi. Si tratta di un’opportunità educativa, emotiva, relazionale e psicologica i cui risultati sono entusiasmanti e senza dubbio incoraggianti.

L’incontro tra cavallo e bambino:le attività a terra.

Qualsiasi percorso di avvicinamento al cavallo comincia con una serie di “attività a terra”.

Si tratta cioè di avvicinare il bambino al mondo equestre grazie alla conoscenza di quanto circonda il cavallo:la parte iniziale degli incontri è perciò dedicata all’approfondimento di come è fatto il cavallo e di cosa ha bisogno per stare bene e per essere montato con rispetto dall’uomo. Il parallelismo tra bisogni del cavallo e bisogni delle persone aiuterà il bambino con fragilità a riconoscere meglio questi aspetti in se stesso e nei suoi simili e a prendersi più cura di questi. Allo stesso modo il parallelismo tra parti del corpo del cavallo e del corpo umano rinforzeranno la conoscenza del proprio schema corporeo e delle sue funzioni, oltre che della consapevolezza di sé. Anche il mondo espressivo del cavallo confrontato con quello umano può essere utilizzato per illustrare ai bambini i canali comunicativi che l’essere umano possiede e il significato delle emozioni e delle loro espressioni.

A tutto ciò si affianca la conoscenza degli strumenti necessari per la cura e il mantenimento del cavallo:tutti gli attrezzi per la pulizia, gli accessori utili alla preparazione per il lavoro in campo, le abitudini alimentari dei cavalli etc.

E’ molto importante in questa fase il ruolo che la ritualità e la precisione ricoprono:il fatto ad esempio che le spazzole vadano utilizzate in una certa sequenza o che gli oggetti del cavallo si trovino sempre nello stesso punto della scuderia aiuta il bambino nell’orientamento nello spazio e nel tempo e lo rassicura rispetto all’ambiente. La scuderia e lo spazio circostante rappresentano un mondo interessante e nuovo per il bambino:fare la conoscenza di questo è un altro degli obiettivi di questa prima fase di avvicinamento e conoscenza del mondo equestre.

Dopo una prima fase di apprendimento sul campo e di “confidenza” col cavallo e il suo mondo, arriva poi il momento tanto desiderato da alcuni quanto temuto da altri, della prima salita in sella. Si tratta di un momento importante poiché spesso fa emergere le principali problematiche o debolezze del bambino così come i suoi punti di forza.

Una volta in sella anche per il bambino in difficoltà infatti (che queste siano di carattere relazionale, cognitivo o affettivo) si scatenano quelle sensazioni comuni a tutti noi della contradditoria emozione legata al senso di forza, potenza e trionfo da un lato e di timore se non addirittura paura franca dall’altro. L’essere a contatto e in balìa del cavallo riesce a toccare gli aspetti più deboli (paura di cadere, di non esser in grado di restare in sella, di essere “piccolo” e bisognoso di aiuto etc) e allo stesso tempo quelli di forza come il vedere il mondo da un’altra prospettiva, acquisire in qualche modo la potenza del cavallo in sé, avere la possibilità di essere se stesso più qualcosa che rende superiori agli altri o – in molti casi – uguali agli altri, come nel caso di bambini con difficoltà nella deambulazione che in sella ad un cavallo annientano la loro disabilità.

L’incontro tra cavallo e bambino:introduzione.

0001009_mNell’ambito della rieducazione equestre troppo spesso si pensa alle persone che possono beneficiare del rapporto col cavallo come persone con gravi deficit di carattere fisico o intellettivo.

In realtà l’incontro col cavallo si presenta più di quanto si creda come un “momento magico” che aiuta e sostiene individui anche semplicemente fragili nell’evoluzione della loro personalità o nel miglioramento del proprio adattamento alla realtà.

I bambini in particolare ben si prestano a esemplificare la potenzialità del cavallo come mezzo di riscoperta di sé e di progresso evolutivo nelle situazioni di difficoltà.

Come in ogni altra circostanza il bambino che si avvicina per la prima volta al cavallo e al suo ampio mondo fatto spesso di altri animali, di persone e di luoghi aperti, ha bisogno di essere accompagnato in questa nuova avventura. A maggior ragione il bambino con fragilità, che possono essere di carattere evolutivo, cognitivo, emotivo o relazionale.

Ogni bambino ha le sue caratteristiche e peculiarità, motivo per cui va pensata per ognuno di loro una progettazione individualizzata e su misura, ma ciò che è comune a tutti è l’approccio iniziale con questo animale. Con alcuni bisognerà contenere la foga o l’impeto iniziale nell’approcciarsi all’animale, con altri al contrario sarà necessario accompagnare gradualmente alla confidenza e alla fiducia. Spesso il bambino più diffidente o timoroso avrà bisogno di più incontri per sentirsi sicuro di sé, ma arriva sempre il momento nel quale egli con sorriso fiero sfida le sue paure e – con l’aiuto dell’operatore di riferimento – monta orgoglioso sul suo cavallo. Questo miglioramento nell’approcciarsi all’animale è evidente e lascia stupiti per la sua forza, ma si può ben comprendere se pensiamo a quanta conoscenza e competenza il bambino sente di aver fatto sua in questo mondo a parte dove può sentirsi speciale e migliore.

Ciò che l’operatore di rieducazione equestre ha quindi il compito di fare è costruire un percorso, osservare attentamente l’interazione tra cavallo e bambino e aiutare quest’ultimo a far emergere quelle risorse sopite che la relazione con il cavallo può senza dubbio stimolare.

Il percorso da seguire comprende una prima parte di cosiddette “attività a terra”, cioè attività svolte non in sella al cavallo ma intorno a lui per conoscerlo meglio, e la parte di attività svolte direttamente in groppa al cavallo eseguendo esercizi o giochi proposti dal tecnico di riferimento. Quesi due tipi di attività sono spesso anche proposte insieme all’interno di uno stesso incontro a seconda degli obiettivi che l’operatore intende raggiungere col bambino in generale o in quel momento.

Autismo e Rieducazione Equestre

Uno degli aspetti più distintivi delle forme di autismo è la difficoltà nell’esprimere le emozioni e nel codificare quelle altrui; questo vale anche nelle forme ad alto funzionamento come ad esempio la sindrome di Asperger, dove la persona fatica ad entrare in relazione con l’altro.
Questo contatto tra sè e l’altro può essere però sostenuto e facilitato grazie ad alcuni strumenti che aiutano la persona autistica ad avvicinarsi al mondo esterno. Tra questi, il cavallo rappresenta uno dei mezzi più efficaci e indicati poichè permette di stimolare la persona su più piani:da quello emotivo a quello sensoriale e affettivo sino a quello cognitivo e sociale; inoltre fornisce la possibilità di attenuare le eventuali difficoltà motorie che possono essere coinvolte.
Il cavallo può aiutare la persona autistica ad entrare in contatto col mondo esterno poichè possiede alcune caratteristiche peculiari che lo rendono unico e prezioso.
Anzitutto risveglia tutti i sensi del cavaliere autistico: il suo movimento, il suo calore e il suo odore fanno si che tutti i sensi siano i gioco. Solamente però grazie alla competenza e alla presenza di tecnici esperti nel settore l’unione tra essere umano e nobile animale può portare a risultati significativi e benefici.

L’ippoterapia potenzia infatti differenti ambiti della persona, anzitutto le capacità motorie/posturali. La persona autistica deve infatti fronteggiare una nuova situazione che lo obbliga ad adattarsi alla condizione “in sella” e a utilizzare le sue potenzialità muscolari per mantenere l’equilibrio rinforzando in questo modo il proprio tono muscolare. Inoltre favorisce un certo rilassamento dovuto alla posizione e alla necessità di entrare in sintonia con l’animale; la forza del cavallo e le sue reazioni obbligano poi a controllarsi: l’animale rimanda infatti le reazioni del suo cavaliere.
Infine anche la necessità di distinguere la destra dalla sinistra, il davanti dal dietro o il dentro dal fuori sono elementi che, nella persona autistica, favoriscono un miglioramento generale della percezione del proprio schema corporeo.
Secondariamente la rieducazione equestre sostiene e sviluppa le capacità intellettive poiché durante l’attività in sella l’attenzione, la concentrazione e la memoria sono necessarie per rimanere all’interno del setting che coinvolge la persona insieme all’animale e all’operatore che conduce il lavoro. Grazie poi ad un avvicinamento progressivo al cavallo che rinforza la fiducia reciproca, la persona autistica ha modo di controllare maggiormente le sue paure ed ansie, gestendo meglio le situazioni ansiogene e rafforzando l’interiorizzazione di un rapporto rassicurante e soddisfacente che sul piano affettivo rappresenta un importante passo avanti.
Infine, ultimo ma non meno importante, il rapporto col nobile animale stimola, sviluppa e rinnova quelle capacità relazionali ed empatiche sulle quali la persona autistica è più debole.
L’ippoterapia inizia infatti dal rapporto con l’animale prima ancora che con l’attività vera e propria in sella, proprio perchè punta ad instaurare un legame affettivo/relazionale con un altro essere vivente che possiede caratteristiche specifiche e differenti da quello umano.
Su questo fronte il cavallo possiede specifiche peculiarità dettate dalla sua natura e da caratteristiche squisitamente intrinseche in grado di facilitare l’apertura verso il mondo esterno grazie al piacere di una relazione speciale ed alla presenza viva ma non propositiva.
Il rapporto e la conoscenza dell’animale potenzia nella persona autistica una certa motivazione a comunicare anche con gli alti esseri umani, risultato fondamentale e obiettivo primario della riabilitazione. In sintesi, il cavallo non è certamente la panacea che risolve tutti i mali, ma certamente può rivelarsi un intermediario particolarmente facilitante per creare benessere, interattività e stimolare all’acquisizione di competenze che probabilmente in altri ambiti potrebbero essere difficili da ottenere.

L’autismo

L’autismo è un disturbo generalizzato dello sviluppo caratterizzato da deficit nell’ area cognitivo-comunicativo-relazionale che si manifesta solitamente tra il secondo e terzo anno di età del bambino. Sull’incidenza vi sono posizioni contrastanti: negli Stati Uniti nel 2012 uno dei più autorevoli organismi di controllo sulla sanità pubblica,  il “Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie” (CDC) ha rilevato (da uno studio del 2008) che 1 bambino su 88 rientra nello spettro autistico, mentre in Europa si calcola che l’autismo colpisca all’incirca da 2 a 10 persone su 10.000.
Le cause dell’autismo sono state oggetto di lunga e approfondita discussione. Se infatti in passato la comunità scientifica dava maggiore peso a ipotesi psicologiche di tipo psicodinamico/ambientale, successivamente ci si è soffermati soprattutto su fattori neurofisiologici e genetici e attualmente il mondo scientifico sembra in accordo sull’identificare un’origine neurobiologica dell’autismo.
Dal momento che la patologia si evidenzia secondo gradi e sfumature diverse da caso a caso dando luogo a situazioni anche molto differenti per caratteristiche e gravità, si preferisce parlare di “spettro autistico” per identificarne le caratteristiche principali.
La sindrome autistica è caratterizzata dalla coesistenza dei seguenti fattori:
alterazione della capacità di comunicazione verbale e non verbale
alterazione delle interazioni sociali
repertorio ristretto e stereotipato dei comportamenti e degli interessi
Il bambino autistico presenta disturbi della comunicazione e del linguaggio. Il linguaggio non sempre si manifesta oppure non è adeguato all’età. Quando compare è caratterizzato, oltre che da ritardo, da un tono monotono o acuto e da ecolalìa (il bambino ripete  cioè continuamente ciò che sente dire dall’altro) oppure viene utilizzato in modo insolito (ad esempio utilizzando una sola parola o ripetendo sempre la stessa frase). Anche il linguaggio non verbale – come la postura o le espressioni del viso – non sempre corrisponde a ciò che il bambino cerca invece di esprimere col linguaggio verbale. Tutto ciò lo mette nell’impossibilità di far comprendere all’altro ciò che vuole o ciò di cui ha bisogno e alle volte proprio per questo i bambini autistici arrivano a mettere in atto comportamenti aggressivi a causa della frustrazione e della loro incapacità nel farsi capire. Questa loro difficoltà – se non adeguatamente supportata – nel corso degli anni può portare ad un forte aumento del livello d’ansia.
Il bambino autistico manifesta inoltre disturbi della relazione: presenta anomalie nell’interazione sociale che possono portare fino all’isolamento e che consistono nell’evitamento o rifiuto del contatto con l’altro attraverso lo sguardo e nell’assenza di espressione e mimica facciale,   modalità che in uno sviluppo normale rappresentano invece – insieme al sorriso  – uno dei primi elementi di aggancio con l’altro sin dai primi giorni di vita. Nel bambino autistico c’è quindi una carenza o mancanza del tentativo spontaneo di entrare in contatto con l’altro, anche dal punto di vista fisico.

Per il bambino autistico è spesso impossibile  “mettersi nei panni dell’altro” , quindi  comprendere le emozioni o le intenzioni di chi gli è di fronte, non potendo così utilizzare quei segnali secondari di comunicazione – come un sorriso o un’espressione del volto –  per interpretare le intenzioni o la posizione altrui (non è per lui possibile ad esempio comprendere le sfumature della comunicazione come lo scherzo o l’ironia).
Questo gli rende molto difficile decodificare il mondo che gli sta intorno e quindi impossibile entrare nello scambio immediato e reciproco della comunicazione tra esseri umani che permea la vita quotidiana di tutti. Per il bambino autistico anche l’espressione delle proprie emozioni è difficile: il più delle volte questa è infatti assente, tranne che nel caso dell’emozione dell’angoscia che è invece espressa con comportamenti anche forti. Questa carenza di controllo di sé e delle proprie emozioni può portarlo ad un’espressione eccessiva di aggressività – qualche volta anche fisica – soprattutto in situazioni per lui ansiogene o sconosciute.
La sindrome autistica è caratterizzata infine dalla tendenza alla ripetitività degli interessi e comportamenti e dalla necessità di rituali specifici o dal bisogno di rispettare in maniera rigida le proprie abitudini. Spesso la persona autistica manifesta una gamma ristretta di interessi concentrandosi su una o alcune attività specifiche come ad esempio mettere in ordine ripetutamente certi tipi di oggetti, imparare a memoria alcuni numeri come le date o ancora imitare un certo comportamento in maniera sistematica etc.
Vi sono poi alcuni manierismi ricorrenti che vengono ripetuti con grande frequenza, spesso legati alla postura e a movimenti del corpo come ad esempio battere le mani, camminare sulle punte, muovere le braccia in un certo modo, dondolarsi etc. Di frequente inoltre manifesta profondo disagio rispetto a cambiamenti anche minimi e concreti come ad esempio cambiare la posizione degli oggetti a lui familiari o modificare l’abitudine di fare una cosa in un certo modo e secondo un certo schema, mostrando resistenza e ansia di fronte alla richiesta di una variazione.
A queste principali caratteristiche della sindrome autistica si possono accompagnare altri problemi legati alla sfera cognitiva (ritardo mentale di livello variabile o differente in base alle diverse abilità), sensoriale (reazioni particolari a certi suoni o oggetti) e neurologica(epilessia).
E’ molto importante tenere presente che tutti questi sintomi possono manifestarsi in modalità molto differenti da bambino a bambino, andando a costituire quindi quadri sintomatici molto diversi tra loro e di conseguenza situazioni da gravità lieve a grave. Ci si può quindi trovare di fronte a persone che possiedono “tratti autistici” con intensità differenti e che presentano quindi significative differenze.
Le sindromi autistiche che permettono un intervento più efficace sono quelle cosiddette “ad alto funzionamento” come ad esempio la sindrome di Asperger. La definizione “ad alto funzionamento” significa che il soggetto – a differenza della forma più classica di autismo – possiede spesso un’intelligenza nella norma (certe volte anche al di sopra su alcuni aspetti) e una buona padronanza del linguaggio.

La sindrome di Asperger

La Sindrome di Asperger è caratterizzata da uno sviluppo pressoché normale sul piano dell’apprendimento e delle capacità cognitive (QI nella norma) e per quanto riguarda la comunicazione e il linguaggio, mentre presenta significative fragilità sul piano delle relazioni sociali e delle capacità di entrare in relazione con l’altro. E’ cioè l’empatia (l’innata capacità di mettersi nei panni dell’altro e di condividere il suo stato emotivo) e di conseguenza l’interazione sociale che risultano molto deboli nei soggetti colpiti dalla Sindrome di Asperger.
Non si tratta quindi di bambini incapaci di parlare o lenti sul piano dell’apprendimento e della comprensione ma di bambini carenti in quelle risorse sociali necessarie per orientarsi nel rapportarsi con gli altri e nel capire quali codici di comportamento è bene rispettare per entrare in relazione con l’altro.
Per fare un esempio, tipico è il comportamento del bambino che non rispettando le convenzioni sociali esprime spontaneamente il suo pensiero riguardo chi gli sta di fronte anche se si tratta di qualcosa di socialmente considerato sgradevole oppure un comportamento chiaramente inappropriato che può creare imbarazzo, o ancora una modalità d’interazione che sembra non dimostrare interesse per l’altro poichè non tiene in considerazione la reazione dell’altro (esempio continuare a fare la stessa domanda ripetutamente incuranti della risposta) dimostrando indifferenza o assenza di reciprocità. Tutto ciò rende difficile a questi bambini instaurare amicizie o relazioni sociali, risultando spesso goffi e impacciati.
A fronte di queste grosse lacune spesso i bambini con Sindrome di Asperger mostrano invece notevoli capacità sul piano cognitivo che superano di gran lunga le capacità dei loro coetanei: possono ad esempio facilmente fare calcoli complessi o memorizzare informazioni su un determinato argomento, restando però del tutto incapaci di gestire alcune situazioni elementari come orientarsi nel tempo o utilizzare il denaro; sono molto bravi in prove considerate cognitivamente impegnative ma cadono facilmente in situazioni sociali semplici, evidenziando il gap esistente tra le loro capacità cognitive e la loro ingenuità sociale.
Questo quadro permette una forma di intervento differente rispetto ad una forma di autismo non ad alto funzionamento, in quanto – grazie al livello cognitivo e alle esistenti capacità verbali e visuo-spaziali – è possibile proporre forme di riabilitazione specifiche relative alle carenze di tipo relazionale-sociale, emotivo-comunicative e di gestione di sé nel rapporto con l’altro.