Etologia e ippoterapia

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Riguardo al progetto Erasmus+ “L’influenza del cavallo nella nostra vita”, la parte più interessante legata all’approccio al cavallo è stata senza dubbio la formazione con l’etologo Gérard Vasseur, il quale ha portato contributi teorici e pratici.

Il concetto base sul quale si è imperniato il ragionamento comune è stato il rendersi conto di quanto l’essere umano e il cavallo appartengano a due mondi sensoriali differenti e di quanto, in assenza di questa consapevolezza, il rapporto tra di loro rischi di essere compromesso.

E’ fondamentale rapportarsi al cavallo secondo quelli che sono i suoi codici e non pretendere il contrario:non è il cavallo che ha bisogno di noi ma noi che abbiamo bisogno del cavallo e per questo dobbiamo il più possibile apprendere e utilizzare il suo modo di comunicare e di interpretare la comunicazione.

Un bel lavoro è stato fatto con Gérard a proposito del comportamento non verbale: ogni binomio uomo-cavallo ha sperimentato esercizi in libertà (cavallo libero) o con longhina e capezza etologica, accettando il fatto che è il cavallo che deve “voler” stare con noi , senza costrizioni o imposizioni ma trovando il modo di stare insieme nel modo corretto. L’uomo deve comunicare al cavallo secondo le regole del linguaggio equino dimostrando e ricercando rispetto reciproco, che significa rispetto del proprio differente modo di essere e rispetto del proprio spazio fisico personale, puntando alla costruzione di una fiducia reciproca.

Questo non significa accettare incondizionatamente il comportamento del cavallo o una sorta di sottomissione a lui per dimostrare rispetto e non imposizione, ma la capacità di distinguere se, quando e come l’uomo deve farsi capire e valere con lui per ottenerne il rispetto.

Solo quando il cavallo dimostra di avere fiducia nella persona che si rapporta a lui possiamo essere davvero sicuri che un legame si sia creato e che montare in sella sia diventata un’attività ancora più sicura.

Anche la partecipazione alle attività dell’Associazione Equithéa è stata coinvolgente; personalmente ho partecipato ad una seduta con un gruppo di bambini assistendo Marie Loncelle nel suo lavoro settimanale. Il clima era molto disteso e l’osservazione delle differenti tecniche e approcci all’”equiterapia” come la chiamano in Francia, è stato uno spunto di ulteriore riflessione e approfondimento.

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