Storia di un bambino autistico che incontra un cavallo

foto 2Un giorno d’estate ho conosciuto Ravi*, un bambino autistico di 9 anni. I suoi genitori avevano deciso di provare l’ippoterapia sperando che gli fosse d’aiuto.

Il giorno del nostro primo incontro Ravi si presenta molto agitato, corre, scalcia, si butta per terra, urla e pronuncia parole incomprensibili che solo la madre e il padre riescono a interpretare. Per iniziare a conoscere insieme il nuovo ambiente è necessaria inizialmente la presenza della madre, ma Ravi resta comunque teso passando da forti chiusure a sbotti improvvisi di aggressività. Passati i primi minuti chiedo di restare sola con lui per esplorare insieme le scuderie, i campi di lavoro e osservare i cavalli. Ravi ha bisogno di ancorarsi a me, mi tiene spontaneamente per mano che a volte lascia all’improvviso correndo e urlando ed è con fatica che riesco a tenerlo vicino evitando che si scaraventi sui cavalli o contro il muro. Non trova pace e anzi a tratti aumenta la sua aggressività, continue sono le urla o le parole incomprensibili e spesso mi graffia, morde con forza la mia mano o mi tira pugni, tutti comportamenti repentini e imprevedibili da cui è difficile difendersi. Avvicinarsi ai cavalli in box appare da subito difficile ma tento. Ravi è spaventato e fuori di sé ma allo stesso tempo incuriosito, sorride ai cavalli ma immediatamente dopo a volte cerca di colpirli violentemente. In questo primo incontro non è possibile fare di più, per Ravi il solo fatto di trovarsi in un ambiente nuovo e diverso con una persona che non conosce è sufficiente.

Durante i due incontri successivi i comportamenti di Ravi sono rimasti simili: qualche volta è scappato andandosi a sedere o nascondere in scuderia rifiutando di proseguire con la conoscenza dell’ambiente e degli animali, ma ha anche scoperto dove trovare le carote e come darle ai cavalli e così siamo riusciti a passare all’esplorazione del campo di lavoro. Insieme abbiamo camminato sulla sabbia, Ravi ha visto i cartelli con le lettere e i vari disegni che le rappresentano e improvvisamente – su mio tentativo di richiesta – ha nominato ognuna di quelle 12 lettere che circondano il campo, dimostrando di conoscerle tutte perfettamente, H e K comprese. Il suo passo si è fatto più regolare, la sua stretta di mano meno intensa, i morsi e i graffi diminuiti fino a scomparire.

La volta dopo è stato possibile avvicinare il cavallo, tentare qualche carezza senza che si trasformasse in pugno e provare a montare in sella. Questa novità ha inizialmente preoccupato e agitato Ravi, che dopo una certa resistenza (chi non ha un po’ di paura quando sale per la prima volta su un cavallo soprattutto se è alto quasi il doppio?) si è comodamente seduto in sella e da quel momento è avvenuta la totale trasformazione. Incredibilmente Ravi a iniziato a sorridere, a guardarsi intorno e a sorridere ancora, le sue gambe erano rilassate e le sue mani salde e tranquille tenendosi alla sella, ogni tanto lanciava uno sguardo divertito ai genitori che lo guardavano al di là del vetro. Un altro bambino.

Da allora tante cose sono ancora cambiate e migliorate: secondo i suoi genitori Ravi aspetta ogni settimana con impazienza il giorno dell’ippoterapia, arriva col sorriso sulle labbra e saluta subito la mamma per prendermi dolcemente per mano, si muove con sicurezza nell’ambiente cercando e mettendosi da solo il Cap, ha imparato i primi rudimenti di guida del cavallo, ride spesso soprattutto in sella, interagisce a suo modo con i bambini che incontra in scuderia e i suoi genitori sostengono che da quando si è avvicinato al cavallo le maestre hanno notato un netto calo della sua aggressività e una maggiore tranquillità che gli permette una vita scolastica migliore.

Per quanto mi riguarda non torno più a casa con lividi, morsi o graffi ma con un grande senso di soddisfazione e con la convinzione che questo bambino abbia davvero trovato una dimensione che lo fa sentire bene. Nel corso dei mesi sta imparando a gestire meglio l’aggressività e l’affettività, è diventato più competente, si diverte e comunica meglio con me e con gli altri sia a livello verbale che non verbale.

Le caramelle che mi ha regalato a Natale sono state le più dolci.

 

*(nome di fantasia)

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